Tra poco in commercio, costerà meno di 300 dollari
I Ricercatori della Wake Forest University School of Medicine e del Karolinska Institutet svedese hanno reso noto che una particolare combinazione di varianti del Dna può servire a segnalare le probabilità che un uomo sia colpito da tumore alla prostata. Tra pochi mesi - ha spiegato Karen Richardson, la portavoce della ricerca che a fine gennaio verrà pubblicata sul New England Journal of Medicine - sarà messo in commercio un kit per l´auto-analisi a un prezzo inferiore ai 300 dollari.
Secondo gli specialisti, si tratta di un primo assaggio di quella che diventerà una rivoluzione nella diagnostica medica. Anche se il nuovo test, che analizzerà il Dna di campioni di sangue o di saliva, non è comunque in grado di indicare quali uomini saranno colpiti dalle forme tumorali più aggressive. I ricercatori hanno scoperto che il 90% dei soggetti sottoposti allo studio presentava una o più varianti genetiche e più della metà di loro ne presentava due o più. Il rischio tumorale aumentava a seconda del numero di varianti, per arrivare al massimo rischio quando i soggetti presentavano quattro o anche cinque varianti.
Se oltre a un elevato numero di varianti le persone che si sono sottoposte al test avevano anche una storia di familiarità con il tumore alla prostata, il loro indice di rischio arrivava a essere di quasi dieci volte superiore rispetto agli uomini che non avevano nessuno di questi fattori di rischio. Gli uomini scelti per questo studio in media avevano 65 anni, una fascia di età nella quale il tumore è meno comune ma ha maggiori possibilità di essere letale.
William B. Isaacs, professore di urologia e oncologia alla John Hopkins University, autore del rapporto, ha detto che in un prossimo futuro gli uomini potranno volersi sottoporre al test diagnostico genetico da giovani, già a 35 anni. Mentre gli uomini a rischio maggiore per ragioni genetiche potranno scegliere di iniziare lo screening per il tumore alla prostata prima dei 50 anni ritenuti canonici, con una semplice analisi del sangue che andrà alla ricerca delle proteine secrete dai tumori della prostata. Non tutti gli specialisti, però, vedono di buon occhio il test.
Alcuni temono che sottoporsi a frequenti test diagnostici possa aggravare quello che già oggi è un problema non indifferente: la maggior parte dei tumori alla prostata è a evoluzione talmente lenta che se non li si "stuzzicasse" resterebbero per buona parte innocui. Ma poiché i medici non possono sapere a priori quali forme tumorali saranno pericolose, devono trattare tutte quelle che scoprono, e le terapie hanno seri effetti collaterali, tra i quali l'impotenza e l'incontinenza. «Per me è un vero incubo» ha detto Albertsen. «Stiamo soltanto alimentando la nostra fobia del tumore».
(2008, The New York Times - GINA KOLATA
Traduzione di Anna Bissanti )